Progetto utopia: 1996-2021 – Musica, lutto e oceani di silenzio

Quando Diego ed io ci siamo incontrati, nel 1995, io vivevo a Parigi e lui a Milano.

Nei primi mesi del ’96, prima che io tornassi a vivere a Milano, Diego mi spediva con regolarità delle cassette audio intitolate Radio Utopia Entropia. Era il suo modo di gettare un ponte oltre la distanza che ci separava, e di conoscerci attraverso la condivisione di suoni, ritmi ed emozioni.

Quelle cassette non esistono più, ma contenevano, tra gli altri, Suns of Arqa, Spiral Tribe, Linton Kwesi Johnson, Holger Czukay, Anne Clark, Brian Eno, Daniel Lanois, Aphex Twin, Zion Train, Ozric Tentacles, Kraftwerk, The Residents, CCCP, Nirvana, Sonic Youth… e Franco Battiato.

Ascoltare La cura è diventato doloroso, ma ci sono altri brani che mi ricordano di noi. Ne condivido tre qui sotto.

La musica condivisa (quelle cassette, questi brani) è spazio. Uno spazio aperto per essere, sentire, immaginare, creare, condividere, ballare, guardare il tramonto sulla spiaggia di Gavdos, e piangere.

Un anno fa, durante un seminario di yoga adattivo, Matthew Sanford ha detto una cosa a cui continuo a pensare. Non ricordo le parole esatte, le ho scritte ed oggi non le trovo, ma nella mia testa suonano così: il lutto è una tra le esperienze con il maggior potenziale di trasformazione dell’esperienza umana.

Quando Diego è scomparso mi sono persa nel dolore (e ancora accade) e la mia percezione si è alterata. L’insostenibile mai più è una sensazione totale.

Oggi, se ascolto, mi viene da descriverla così. Lo slancio del cuore è stretto nella morsa di un impossibile desiderio di abbraccio, la schiena non sembra offrire protezione né sostegno, è esposta e vulnerabile, e la sua pelle è ipersensibile, il respiro è sospeso, persino il suono del pianto e le lacrime sembrano contribuire a creare una tensione che vibra verso l’alto, come a dire: ovunque tu sia, portami con te.

Non è una strada che avrei voluto percorrere. Mi è stato difficile non lasciarmi semplicemente trascinare dal vortice e a volte ho ancora la sensazione di perdere la presa, mi sembra di non avere più un contorno e non trovo senso.

Nel tempo però mi sono accorta che ci sono momenti in cui la qualità di quella cascata di sensazioni si trasforma. Quando smetto di stringere i denti e riesco a non entrare nel labirinto della colpa e di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, si aprono porte su una dimensione diversa.

Nel suo libro Waking, Matthew parla della differenza tra lottare contro e accettare di stare nella stanza in cui è calato il buio, nel silenzio. Ne parla in un contesto diverso, a proposito del sistema di riabilitazione, ma credo che la metafora si presti.

Quando riesco a stare, aprire e lasciare entrare buio e silenzio, per un attimo intravedo uno spazio senza limiti, e infinite possibilità. La perdita si trasforma in una porta che si socchiude, e se guardo attraverso quella fessura, improvvisamente respiro, perché in quel mondo tutto, incluso Diego, è, ovunque.

Oceano di silenzio – Franco Battiato

Un Oceano di Silenzio scorre, lento, senza centro né principio. Cosa avrei visto del mondo, senza questa luce che illumina i miei pensieri neri. Il dolore, il fermarsi della vita, fanno sembrare il tempo troppo lungo. Quanta pace trova l’anima dentro. Scorre, lento, il tempo di altre leggi, di un’altra dimensione, e scendo dentro un oceano di silenzio, sempre in calma. E mi pare quasi che un oscuro ricordo mi dica che ho vissuto, in tempi lontani, o sopra o nell’acqua.

Oceano di silenzio

Gli uccelli

E ti vengo a cercare